La Reggia di Venaria e le Residenze Sabaude

Giu 23, 2015 in In primo piano, Torino

L’Unità di ricerca dell’Università di Torino è coordinata da Maria Beatrice Failla e composta da Maria Elena Colombo, Alessandra Giovannini Luca, Federica Panero, Francesca Casarola ed Edi Guerzoni. Per il Centro Studi della Reggia di Venaria partecipano al progetto Clara Goria e Andrea Merlotti; per il Centro di Documentazione del Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” partecipano Stefania De Blasi e Marco Nervo.

L’attività di ricerca si incentra sul circuito delle residenze sabaude per individuare stratificazioni di allestimento e storia conservativa delle opere.

Il riscontro con le opere, nelle residenze sabaude e sul territorio, volto a garantirne una maggiore conoscenza, troverà una corrispondenza diretta con le esigenze di conservazione e di tutela e con le modalità in via di sperimentazione per la conservazione preventiva.

Ricostruire la vita delle opere in un sistema museale complesso come le residenze storiche consente inoltre di applicare le linee guida del progetto anche su una tipologia diversificata di manufatti, non soltanto pitture e sculture, ma anche decorazioni e arredi. Le residenze sono una tipologia complessa di museo perché guardano direttamente al passato e possono rievocare la vita nei secoli precedenti ma nei fatti è più difficile comunicarne le stratificazioni abitative oppure le varie fasi storiche e il valore anche storico artistico degli arredi anche solo, banalmente, attraverso le didascalie tradizionali. Il visitatore si interroga su cosa sia originale e non ha strumenti per comprendere che una residenza, così come la propria abitazione, ha subito delle modifiche nel tempo. Anche un semplice sgabello oggi poco osservato dal pubblico può raccontare la storia dell’artigiano che lo ha realizzato, delle dame che lo hanno usato, dei diversi tappezzieri che ne hanno sostituito il rivestimento, delle diverse sale in cui è stato collocato, dei direttori di museo che lo hanno studiato come testimonianza della storia dell’arredamento, e porta su di sè le tracce di questi spostamenti e di queste trasformazioni: chiodi, impronte, iscrizioni e numeri di inventario, etichette.

La prima sperimentazione si concentrerà sulla Reggia di Venaria, ed in particolare sulla Sala di Diana, per ricostruire le vicende della dispersione, dei restauri e della ricollocazione delle tele con le Cacce di Jan Miel e dei ritratti equestri della dinastia sabauda.   

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