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Il Progetto La vita delle opere: dalle fonti al digitale. Progetto pilota per la ricerca e la comunicazione nei musei della storia conservativa delle opere d’arte nasce dalla necessità di rendere visibile al pubblico la lunga storia che ogni opera d’arte ha attraversato nella sua vita. Le opere d’arte infatti non sono nate come oggi le vediamo e non sono state realizzate per i musei dove oggi sono esposte, ma nel tempo sono state trasformate e spostate, sono state oggetto di interventi e modifiche da parte di artisti, custodi, restauratori, studiosi, collezionisti, mercanti, ladri, conservatori: generazioni di persone che ne hanno scritto la biografia e che ne hanno consentito la trasmissione fino ai nostri giorni.

Questa storia va ricostruita e raccontata perchè la responsabilità di conservare e di tramandare le opere d’arte alle future generazioni non venga meno. Da qui la necessità che il museo non solo presenti le opere, ma racconti anche le vicende che le hanno lì condotte e le modifiche che hanno subito nel tempo, cioè la loro “storia conservativa”.

Il sottotitolo del progetto, dalle fonti al digitale, ha un doppio significato

– come spettro delle diverse tipologie di documentazione attraverso le quali il progetto ricerca e ricostruisce la vita delle opere: dagli inventari manoscritti alle fotografie storiche, fino alle più avanzate indagini diagnostiche

– come spettro delle diverse forme che il progetto intende adottare per comunicare la vita delle opere, dalle pubblicazioni alle visite guidate, dalle mostre ai documentari, dalle app ai social media.

La scommessa è dunque su vari piani: ricostruire la storia conservativa di opere nella loro complessità materiale, critica, espositiva; rendere comprensibili gli esiti di tali approfondite ricerche anche ad un pubblico di non addetti ai lavori attraverso forme integrate di comunicazione; applicare in maniera consapevole la tecnologia digitale come tramite di conoscenza della storia dell’arte e del patrimonio culturale.

Il sito internet del progetto ne documenta le molteplici anime e illustra i percorsi di sperimentazione via via intrapresi dai gruppi di ricerca delle Università di Pisa, Torino e Venezia.
Nelle diverse sezioni sono presentati i risultati della ricerca: le pubblicazioni, i convegni e le giornate di studi, i documentari, le mostre organizzate in collaborazione con le istituzioni partners, mentre l’osservatorio sugli strumenti digitali intende offrire degli spunti di dibattito sul rapporto tra le istituzioni museali e i media digitali.
Uno spazio specifico è inoltre dedicato al racconto delle fasi di progettazione e realizzazione di un’App per la presentazione in museo della storia conservativa delle opere.

I musei coinvolti nelle diverse attività, sia come custodi delle opere indagate sia come luogo della sperimentazione della comunicazione, sono stati selezionati per la loro complementarietà come storia collezionistica, tipologie di raccolte, matrice territoriale, modalità di fruizione e visita. Comprendono perciò sia grandi istituzioni museali originate da raccolte storiche (Venezia: Gallerie dell’Accademia e Museo di Arte Orientale), sia residenze eredi della committenza e del collezionismo dinastico (Torino: Reggia di Venaria, Palazzina di Caccia di Stupinigi e il Polo Reale), sia piccoli e medi musei locali strettamente legati ai rispettivi territori (Museo Nazionale della Certosa monumentale di Calci, Museo Diocesano di Massa, Musei nazionali di Villa Guinigi e di Palazzo Mansi a Lucca, Galleria comunale d’arte moderna e contemporanea “Lorenzo Viani” a Viareggio).

Il progetto nasce dalla collaborazione di tre storiche dell’arte, Antonella Gioli, Chiara Piva e Maria Beatrice Failla, che hanno voluto condividere non soltanto i loro comuni interessi di studio, dedicati alla storia del restauro, della tutela e della museologia, ma anche la volontà etica e politica di restituire al pubblico una maggiore consapevolezza e responsabilità collettiva nella conoscenza e nella tutela del patrimonio culturale.
Il progetto è stato finanziato per il trienno 2014-2017 dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nell’ambito dei Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale (PRIN)

In ciascuna università si è formato un gruppo di ricerca composto da studenti, dottorandi, dottori di ricerca e personale delle Soprintendenze e dei musei dei rispettivi territori.
Maria Elena Colombo collabora per la progettazione degli strumenti digitali e come digital media curator.

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