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L’App La Vita delle opere è stata immaginata come uno strumento funzionale per raccontare la storia conservativa ed espositiva delle opere.

L’obiettivo è quello di comporre uno storytelling incentrato su ciò che accade dopo la realizzazione delle opere d’arte: cosa avviene nel lasso di tempo che intercorre tra quando fuoriescono dalla bottega dell’artista e il momento in cui le osserviamo nella loro attuale sede espositiva? Quali strumenti poter utilizzare per decifrare sulla loro superficie le tracce del loro passaggio nel tempo?

Sono domande che spesso il visitatore non pensa neppure possano essere formulate. Integrazioni, restauri mutilazioni, aggiunte, cornici vengono magari solamente avvertite come incongruenze visive ma mai messe in discussione. La percezione è che il museo e le opere che vi sono custodite siano entità immutabili nel tempo e non il frutto di interventi e di scelte via via messe in atto e nuovamente riformulate, scelte che possono essere raccontate e contestualizzate nel loro tempo svelando ciò che avviene dietro le quinte delle istituzioni museali.

I contenuti della App La vita delle opere integrano le conoscenze trasmesse dal museo, non si sovrappongono ad eventuali altre App generaliste e di orientamento. Si rivolgono ad un segmento di visitatori curiosi, disposti a soffermarsi più tempo nelle sale per vivere una slow digital experience dedicata ad una limitata selezione di opere.

L’esperienza proposta intende arricchire e non sostituire l’osservazione diretta: l’App è un amplificatore, una lente d’ingrandimento e veicolo di approfondimenti specifici, che si possono consultare sia prima che dopo la visita, ma che solamente al cospetto delle opere acquisiscono pieno significato per il visitatore, il cui sguardo viene guidato in una mirata esperienza di riconoscimento visivo.

Per non distogliere l’attenzione dal corpo vivo della sua materia l’opera non viene mai riprodotta nei contenuti della App, nella convinzione che l’esperienza digitale non possa e non debba sostituirsi all’osservazione diretta, ma anzi possa favorirla e renderla più consapevole.

Realizzata grazie ad un finanziamento pubblico, l’App garantisce un approccio sostenibile agli strumenti tecnologici: è connotata quindi da una grafica e da una struttura essenziali, senza “effetti speciali”, poiché pensata su una piattaforma modulare, facilmente implementabile ed economica, con modalità di inserimento dati che non richiedano elevate competenze di programmazione.

Finalità del progetto è di renderla un tramite di divulgazione delle conoscenze specialistiche e di consentire a giovani studiosi di realizzare l’intero percorso di comunicazione da proporre alle istituzioni museali che in futuro intendano avvalersene: dalla ricerca archivistica e bibliografica, alla selezione dei dati derivanti dalla diagnostica del restauro, alla redazione dei testi, fino alla realizzazione del prodotto digitale da consultare in museo.

Per questo motivo l’App costituisce una collana dal punto di vista editoriale: stessa struttura e stessa veste grafica, ma contenuti declinati sui diversi casi e sui differenti luoghi coinvolti nel progetto che verranno via via pubblicati sugli stores e saranno scaricabili gratuitamente; resta comune un format che anche è una dichiarazione comune di intenti.

L’architettura dei contenuti si incentra sulla metafora dell’esistenza di un individuo e degli avvenimenti salienti della “vita” delle opere, che ci hanno preceduto di varie generazioni e ci sopravvivranno:

– una carta di identità/passaporto illustra i dati anagrafici dei manufatti artistici, la loro “età” e i segni particolari che, così come le rughe su un volto, testimoniano il passaggio del tempo e degli interventi di restauro

  • una sezione dedicata al “come era”, da consultare di fronte all’opera, invita l’osservatore, con l’ausilio di testi e audio, a riconoscere visivamente la storia clinica dell’opera attraverso segni di degrado e di restauro anche con l’ausilio di macrofotografie e immagini di diagnostica
  • una sezione dedicata al “dove era” illustra invece gli spostamenti dell’opera nello spazio, dalle botteghe d’artista alle residenze storiche, dalle chiese alle istituzioni museali

Il funzionamento è semplice e si basa sulla piattaforma Neosperience che integra la tecnologia dei beacons. Una notifica risveglia lo smartphone del visitatore e lo invita ad avvicinarsi all’opera indagandone le vicissitudini.

Lo sguardo e il tempo che il visitatore vorrà dedicare all’approfondimento costituiranno così, dal momento che la conoscenza è il primo passo della tutela e della conservazione, il capitolo più recente della vita di quell’opera. La possibilità di condividere le informazioni sui social, aspetto in via di implementazione, contribuirà infine a mantenere accesi l’attenzione e il ricordo dell’opera e della sua vita.

 

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